Prospettive per un 2021 al femminile

“I might be the first women in the Office, but I won’t be the last”.

Con questa già memorabile frase di Kamala Harris, la vicepresidente eletta degli Stati Uniti, e un filo di ottimismo in più, chiudiamo un 2020 che ha completamente stravolto i nostri equilibri.

  • A che punto è la condizione femminile?
  • Quale è stato l’impatto della pandemia sull’occupazione
  • Che prospettive possiamo immaginarci per il 2021, nel nostro Paese?

La condizione femminile nella crisi pandemica

La crisi pandemica sta avendo delle ripercussioni socio-economiche particolarmente rilevanti sulla popolazione femminile. She-cession (she+recession) è un neologismo che indica proprio l’effetto che la pandemia sta provocando sul lavoro femminile. I dati ci dicono che il 55% dei posti di lavoro persi in seguito alla crisi riguarda donne impiegate in settori particolarmente colpiti dalle misure di gestione dell’emergenza (ristorazione, commercio, turismo).

Questo dato si inserisce in un quadro in cui il tasso di occupazione femminile in Italia è già tra i più bassi di Europa, intorno al 50% (a fronte di una media OCSE del 65%) e rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi.

Le donne che non hanno perso il lavoro e che hanno potuto lavorare da casa, hanno riscontrato invece un altro ordine di problemi. Si sono ritrovate su di sé la gran parte del peso del nuovo ménage familiare, tra scuole chiuse, assistenza ai compiti, lavoro domestico e le proprie incombenze lavorative: il 68% delle donne lavoratrici ha dedicato più tempo al lavoro domestico durante il lockdown rispetto alla situazione precedente.

Quanto ai partner, solo il 40% ha dedicato più tempo al lavoro domestico, mentre la maggior parte (il 55%) non ha modificato il proprio comportamento in casa.

Tuttavia, nelle situazioni di rottura in cui ci troviamo nostro malgrado a “perdere l’equilibrio”, si nascondono delle opportunità di cambiamento, e anche questa crisi ci lascerà degli spunti potenzialmente positivi da portare nel 2021. 

Un’ opportunità per la parità di genere

La pandemia ci ha obbligato a reinventarci, a ridefinire il modo in cui lavoriamo e in cui interagiamo.

Ha avvicinato la nostra dimensione privata a quella lavorativa, facendo entrare i colleghi nelle nostre case e mostrandoci squarci delle vite degli altri che paradossalmente hanno accorciato le distanze, sebbene fossimo tutti fisicamente lontani.

La pandemia ha rotto il tabù dello smart working e, con sorpresa di molti datori di lavoro, ha dimostrato che non solo è possibile lavorare da casa, ma spesso vi è un guadagno di produttività ed efficienza.

Aziende e istituzioni si trovano oggi nelle condizioni perfette per fare un’analisi critica de processi organizzativi finora adottati e a ridisegnare il modo di lavorare, ricominciare da capo, recuperando valori come la responsabilizzazione e la fiducia verso i propri dipendenti.

E questo non può che essere una grande opportunità per la parità di genere.

Le aziende che sapranno rialzarsi più velocemente dalla crisi, sono quelle che si metteranno all’ascolto dei bisogni dei propri dipendenti, delineando un nuovo approccio, che supera il concetto di controllo e presenza fisica in ufficio, a favore di uno che considera maggiormente la qualità del lavoro, il raggiungimento dei risultati e il merito. 

La prospettiva 2021: benefici  per tutti 

In questo ambiente di lavoro trasformato e impostato su logiche nuove, la dimensione privata e quella lavorativa non saranno necessariamente in conflitto, ma potranno essere integrate con flessibilità: i dipendenti, grazie agli strumenti di collaborazione che abbiamo sperimentato in questi mesi e alla tecnologia che già pervade la vita di tutti noi, potranno organizzare i propri tempi di vita e lavoro nel modo più produttivo ed efficiente.

Questo le donne chiedono da sempre, flessibilità e meritocrazia, e anche molti uomini, che in uno stile di leadership gerarchico e totalizzante non si sono mai riconosciuti.

E allora facciamola questa trasformazione culturale, donne e uomini insieme, ciascuno per la propria parte: al lavoro, nei nostri team, diamo l’esempio e veicoliamo questo cambiamento a piccoli passi, agiamo da modelli per i giovani.

E in famiglia, facciamoci avanti, diventiamo alleati, non antagonisti.

I benefici sono a portata di mano e riguardano tutti.

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