donna e uomo al lavoro

Maschilismo al lavoro: come comprenderlo e gestirlo

Ancora oggi sul posto di lavoro e nella vita privata ci scontriamo con atteggiamenti sessisti e discriminatori da parte di uomini nei confronti della loro controparte femminile.

Questi atteggiamenti ricadono sotto l’ampio concetto di maschilismo, cioè quella serie di atteggiamenti volti a sottolineare una presunta superiorità dell’uomo nei confronti della donna.

Convinzioni che poggiano su un sistema fondato su princìpi patriarcali.

Nel produrre i suoi effetti, il maschilismo non ha bisogno di essere sempre palese o plateale, anzi, tanto più è mascherato tanto più i suoi effetti sono subdoli e dannosi.

Si manifesta attraverso episodi all’apparenza insignificanti, ma che pesano molto sulle spalle di chi li subisce.

Ecco alcune manifestazioni più tipiche di maschilismo

  • battute inappropriate e nomignoli: è il caso di commenti, siano essi anche complimenti, inopportuni che esulano dal contesto lavorativo e squalificano la donna come professionista;
  • deduzioni offensive: tipicamente riguardano quelle conclusioni distorte come “ma quanto sei seria, non ti si può dire nulla” di fronte a una donna che non trova divertente una qualche forma di ironia. O ancora “sarà indisposta/non avrà dormito bene” quando una donna cerca di far valere la sua tesi. Sono tutte espressioni che etichettano la donna come “isterica/prepotente/bossy[1]”;
  • mansplaining:  è un modo di fare paternalistico per cui un uomo ritiene di dover spiegare alla donna in modo iper-semplificato un concetto. Alla base la certezza di saperlo spiegare meglio della donna coinvolta, a prescindere dal suo livello di expertise in materia;
  • donna=genitore: viene dato per scontato che sia la donna a doversi sempre prendere cura dei figli. Non si considera mai che il padre disporrebbe degli stessi diritti (e doveri) della donna per potersi assentare;
  • demansionamento: le più subdole sono le casistiche in cui il demansionamento è verbale. Ad esempio, indipendentemente dalla qualifica e ruoli reali, ci si riferisce di default all’uomo con un job title, “ingegnere/avvocato”, e alla donna con “signora/signorina”;
  • la penalizzazione dell’emotività:  molte donne vengono penalizzate nel mondo professionale perché etichettate come troppo emotive, e questo, nelle valutazioni, talvolta assume più importanza delle competenze professionali.

Come si combatte il maschilismo?

Per contrastare il maschilismo dobbiamo incoraggiare l’emancipazione maschile e comprenderne la sua importanza. 

L’idea è che, a reggere la bandiera dell’emancipazione maschile, vi siano gli stessi leader maschi. Un uomo che abbia abbandonato lo stile paternalistico e del “macho” a tutti i costi, che sappia essere empatico e sensibile. Magari non timoroso di chiedere aiuto e capace di fare un passo indietro.

È fondamentale scardinare l’idea che empatia e sensibilità, in un leader, siano sinonimi di debolezza. Rendere socialmente accettabile che talvolta anche un uomo decida di dare valore ad altre componenti della vita, diverse dal lavoro [[2].

L’esempio di Rubin Ritter

Il coraggio di fare un passo indietro l’ha avuto il co-amministratore delegato di Zalando, Rubin Ritter, annunciando di recente le sue dimissioni. Ritter ha tenuto a precisare che alla base della sua decisione vi fosse la volontà di lasciare la priorità alla carriera della moglie e di riorientare le proprie, occupandosi dei figli.

Un esempio come quello di Ritter permette una lettura nuova delle priorità individuali e dovrebbe essere di spunto per costruire ambienti di lavoro in cui ogni individuo possa esprimersi al meglio e in modo autentico.

Per ogni uomo emancipato vi sarà, complementarmente, una donna più libera di fare le proprie scelte.

Alla base di tutto c’è appunto il concetto di libertà: cioè il fatto che sia gli uomini che le donne, una volta superati gli stereotipi e i modelli che inevitabilmente la nostra società ci propone, potranno vivere il proprio percorso professionale in modo più soddisfacente e rispondente alle proprie priorità individuali.

Il ruolo della comunicazione e del marketing

L’uomo emancipato è un uomo di fatto più libero, che non ha paura di mostrarsi per quello che è, incluse le sue debolezze: è importante che questo nuovo modello di leadership maschile venga rappresentato il più possibile, anche con l’aiuto del marketing.

I modelli che le aziende ci presentano attraverso la comunicazione e la pubblicità influenzano i nostri riferimenti: la buona notizia è che ci sono degli esempi di comunicazioni davvero innovative.

A quali spot mi riferisco? A questi, ad esempio, che promuovono un modello di uomo diverso, sensibile, inclusivo.

Maschilismo e stereotipi dannosi devono essere sempre combattuti, in tutti gli ambiti della comunicazione, e le aziende hanno una grande responsabilità riguardo ai modelli che presentano e indirettamente promuovono.

Per fortuna esempi virtuosi iniziano ad essercene molti.

E nella vita privata? 

Alcuni spunti interessanti li ho trovati nel libro Couples That Work: How Dual-Career Couples Can Thrive in Love and Work”.

L’autrice, Jennifer Petriglieri, riflette sulle sfide che provengono dal far parte di una coppia in cui entrambi vogliono investire nella propria realizzazione professionale. Lo ha raccontato in un recente webinar per PWN Global.

Nel libro si parla di come negoziare all’interno della coppia i propri tempi. Senza che nessuno dei due dia per scontato o pretenda che sia sempre “l’altro” a sacrificarsi.

A seconda delle contingenze, è bene fare a turno e sollevare da incarichi particolarmente gravosi la metà della coppia che sta vivendo un periodo cruciale.

Negoziare con il partner in modo trasparente, condividendo le proprie aspirazioni professionali, ragionare insieme sui vincoli e i valori della propria coppia/famiglia è la miglior strategia per progettare e vivere serenamente la propria carriera a due. 

Facciamo attenzione a porre le giuste basi per superare il maschilismo, magari velato, anche nella nostra vita privata e preoccupiamoci dell’esempio che diamo ai nostri figli.

Come dico sempre, sta a ciascuno di noi farsi agente di cambiamento: promuovendo in prima persona modelli nuovi e attivandosi per intercettare, e mai tollerare, situazioni in cui il maschilismo trova spazio per esprimersi, sia sul lavoro che nella vita privata.


[1] Un uomo con lo stesso comportamento verrebbe considerato “autorevole” e “di polso”.

[2] Da notare che nel caso delle donne si dà quasi per scontato questo passo indietro a favore di casa e figli.

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